08 dicembre 2006

Il Bollito - Osteria d'la Scua

Parlo del locale o del bollito?
Visto che prima si entra e poi si mangia... parlo del locale.

L'Osteria d'la Scua è semplice.
Entri, a sinistra il banco in legno con vini e liquori esposti.
Di pregio: non troppe bottiglie, segno che chi sta al bancone crede fermamente in pochi ma buoni prodotti.
Un prosciutto crudo pronto al taglio accoglie gli avventori nella sala.
La sala è piccola, farà una trentina di coperti. Tavoli in legno, tovagliette di carta grezza.
Alle pareti ci sono vecchi vassoi di latta da bar, decorati con diverse soponsorizzazioni dei più famosi liquori.

Il gestore è un tipo alto, corpulento, che ispira fiducia.
Ci apre la cena con un trittico di salumi caldi: un salame di pasta buona, un cotechino, un sanguinaccio.
Il grasso di questi ottimi salumi è stato solleticato dalle bollicine di un bianco (prosecco, se non ricordo male).E ora veniamo alle cose serie.
Cristian sceglie il vino. Bonarda. Si, ma del 2000. Pungente appena in bocca, poi morbida nel seguito. Notevole, davvero notevole. Anche Diego è entusiasta. E' stata la cosa più buona che
abbiamo assaggiato.
Se volete provarla è: FATILA, della cantina Vercesi del Castellazzo di Montù Beccaria (PV).
E ora squillino le trombe (o trombino le squillo...)!!!!
Il piatto primcipe della serata: Il Bollito.
Lingua, biancostato, muscolo, gallina, testina. Cotti a puntino, conditi poco, per non ostacolare i gusti dei singoli clienti.
Accompagnati da salse delicate.
Un bagnetto non troppo invadente... anche se fosse stato più agliato non sarebbe sato male..., una mostarda un po' asciutta, con poco liquido.
L'eccellenza sarebbe stata avere diverse mostarde - un paio in più - magari più o meno piccanti... e poi mancava la senape, che ci porta fuori dai confini del Bel Paese, ma col bollito ci sta.
Nel complesso il piatto principe è stato soddisfacente.
Una nota di demerito: avrei servito il bollito in due giri, per evitare che gli ultimi pezzi di freddassero sul piatto di ognuno.
Dopo i sapori del bollito, un po' di riposo.
Ci viene proposta una crostata di marroni, spolverizzata di zucchero a velo.
Conclude una lacrima di caffè, un rum.
E qui diamo a Cesare quel che è di Cesare.
Il "parco rum" era notevole: J. Bally, El Dorado, e altri che ho perso mentre venivano recitati dal corpulento gestore.
Abbiamo scelto un Four Bells (http://www.fourbells.co.uk/)
Forte.
Peccato che l'influenza mi abbia limitato la percezione gustativa, ma soprattutto mi ha fatto saltare il sigaro...

In rigoroso ordine cronologico, la parola va alla chiappa destra, che si poggia esattamente dietro al portafoglio.
30€. Ormai consueti.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

... e dove sarebbe sta trattoria d'la scua? graziee

Secco ha detto...

A Vigevano in Corso della Repubblica, 11.

lorena ha detto...

l'osteria d'la scùa ha anche un sito per poter essere aggiornati sui menu e le serate enogastronomiche.
htt://www.osteriadlscua.it
la cucina è a cura di vanda e...
"Il gestore alto, corpulento, che ispira fiducia" è il mio moroso ;-)
aloha