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21 maggio 2014

Pangoccioli



Oggi, avendo un po' di tempo a disposizione e del lievito di birra da smaltire, ho tentato di riprodurre i pangoccioli della nota marca in una versione casalinga e quindi più sana... ho spulciato vari siti di ricette prima di approdare ad una versione che mi convincesse totalmente, infine sono approdata a La cucina scacciapensieri, blog che seguo regolarmente e che apprezzo molto.
A questo indirizzo potrete trovare la ricetta a cui mi sono ispirata e che come vedrete ho cambiato pochino pochino: http://cucinascacciapensieri.blogspot.it/2014/05/pangoccioli-homemade.html

Il risultato è stato moooolto soddisfacente (e lo dico io che sono ipercritica!!!!) e lo condivido volentieri con voi. Basta avere una giornata libera e un po' di voglia... il resto è davvero alla portata di tutti! Provare per credere!

Ed ecco la ricetta...

Pangoccioli

Ingredienti:
280 g di farina di Manitoba
65 g di acqua unita a 65 g di latte, entrambi a temperatura ambiente
6 g di lievito di birra
1 uovo
25 g di burro a pezzettini
4 g di sale
70 g di cioccolato fondente a pezzetti (in commercio lo trovate a gocce, io ho riciclato l'uovo di Pasqua!)
1/2 cucchiaio di miele
una bustina di vanillina (se vi piace potete essere anche più generosi)
1 tuorlo e un pochino di latte per pennellare


Per prima cosa ho preparato il lievitino, prendendo 50 g dell'acqua/latte e unendoli a 50 g di farina e lievito. Il risultato sarà molto colloso:




 e dovrà rimanere a fermentare per circa 40 min. Nel frattempo ho fatto a pezzettini il cioccolato e l'ho messo in frigo, in modo che rimanesse ben solito anche nell'impasto. Trascorso il tempo necessario, ho unito al lievitino il resto dell'acqua/latte, lo zucchero, la farina setacciata con la vanillina, e il miele ed ho lavorato il tutto nella planetaria. Ho unito poi l'uovo e il burro (quest'ultimo pezzettino per pezzettino, aspettando che si amalgamasse all'impasto). Infine tolto l'impasto dalla planetaria ed ho aggiunto, impastando a mano, i pezzettini di cioccolato. Il risultato è stato il seguente:



Ho lasciato l'impasto a lievitare in una ciotola coperta per 2 ore e mezzo.
Dopo che è praticamente triplicato, ho disposto l'impasto sul tavolo, ne ho fatto un rettangolo con le mani ed ho atteso 30 minuti, al termine dei quali l' ho piegato su se stesso due volte e e ne ho fatto dei collosissimi pallini di 47 g ciascuno (in totale ne sono venuti 12).


Ho chiuso la teglia con i miei pangoccioli embrionali dentro al forno con la luce accesa per 2 ore, e sono raddoppiati. Poi, mentre il forno si scaldava per la cottura, ho spennellato la superficie con tuorlo e latte.
Ho cotto i dolcetti a 180° per 17 minuti circa...
Raffreddare e chiudere ermeticamente in sacchettini di plastica. Buon appetito!!!





01 febbraio 2008

Panem depsticium - La schiacciata

Eccovi la seconda ricetta della rubrica "Ricette Millenarie", che va sotto il tag Storia della Cucina.


Versione originale:
Panem depsticium sic facito. Manus mortariumque
bene lavato. Farinam in mortarium indito, aquae
paulatim addito subigitoque pulchre; ubi bene
subegeris, defingito coquitoque sub testu.

Versione tradotta:
La schiacciata si fa così. Lava bene le mani e
il mortaio; mettici farina e a poco a poco versaci
acqua e impasta bene; dopo dài forma all'impasto e
cuocilo sotto un coperchio di terracotta.

Buon appetito

24 marzo 2007

Pane alle olive

Ingredienti per 4 persone:

400 g farina bianca
15 g lievito
sale
olive

Preparazione:

Impastare velocemente 400 g. di farina bianca con 15 g. di lievito, un pizzico di sale e tanta acqua quanto basta per ottenere un impasto morbido.
Unire una manciata di olive passate al frantoio oppure una manciata di olive sott'olio tritate grossolanamente.
Far lievitare finché appare qualche spaccatura in superficie. Cuocere per un'ora in forno già caldo a 200°C.

Accogliere ospiti a tavola con un cestino di pane caldo è come dare una carezza a chi vi vuole bene!

Tanta serenità a tutti...

14 gennaio 2007

Buono come il pane.

Pane. L'Alimento principale. La A maiuscola è riduttiva.
Il Pane è preghiera, sostentamento, ricchezza dei popoli.
Dove c'è Pane, un essere umano sopravvive.
Non esiste riga scritta dalle mie dita per rendere idea al mondo di quanto reputi importante il Pane.
Ma veniamo a noi.
Ho ammirato il Pane da vicino. Non sono andato a lavorare una notte in panificio, anche se confesso che lo farei... ma grazie ad un regalo di Diego, ora posso farmi il Pane in casa.
Diego mi ha regalato una macchina per fare il Pane, di quelle che metti tutti gli ingredienti nel cestello e impasta e cuoce tutto lei.
Ma è bello vedere come ciò avviene.
Si mette un tumbler di acqua tiepida (e latte, aggiungo) nello stampo, con la lama per l'impasto già ritta al centro. Si aggiungono un paio di cucchiai zucchero, un paio di cucchiaini di sale, un filo di olio.
I liquidi e le polveri solubili sono questi.
Poi si mette la farina, mezzo chilo scarso, che galleggia, in prima battuta.
Sopra la farina, il lievito, che inizialmente non è a contatto nè con acqua, nè con lo zucchero (elementi con i quali reagisce).
Il Pane è un sunto di cucina, chimica, fisica.
Il Pane è scienza.
A farlo con le mani, è anche amore, ma questo potrebbe essere un altro post.
Poi la macchina lo impasta a freddo.
Poi l'impasto riposa, e la macchina lo scalda leggermente.
Poi riprende ad impastare.
Alla fine la cottura.
Et voilà! il pane è pronto.
Buon appetito, anzi, Buona Vita.

23 ottobre 2006

Pizza e fichi

Sottotilolo: propedeutica alla Laurea.

Mi sistemi sul piano da lavoro infarinato 1kg di farina a fontana.
Mi sciogli un panetto di lievito di birra in un bicchiere di acqua calda e me lo incorpori nella farina di cui sopra.
Poi dopo, mi aggiungi olio, sale qb, un cucchiaino di zucchero e un po di acqua frizzante.
E qui mi tiri fuori il fisico! Impasti energicamente e, se necessario, mi aggiungi farina o acqua fino a quando l'impasto mi ti si stacca bene dalle mani.
In silenzio, me lo lasci riposare per almeno un ora.
Quando è bello gonfio, mi ungi le teglie, mi stendi la pasta con un mattarello infarinato su di un piano infarinato, me la suddividi e me la riponi sulle teglie.
Mi aggiungi una base si salsa di pomodoro, mozzarella a microdadini, e qualche pezzo di gorgonzola.
Dopo la cottura, che se non hai un forno da 750°C non mi risulta bella bruciacchiata, mi aggiungi i fichi as raining.
Buon appe dottò.

16 settembre 2005

Il Panino Perfetto

Non è il panino, non è il ripieno, ma è lo stato d'animo.
Oggi il solito allenamento in palestra, in pausa pranzo.
Quando torno il solerte Andrea mi fa trovare il sacchetto di carta contentente quello che poi si rivelerà il miracolo.
Apro il sacchetto, candido, con un insieme di foga, cura, appetito, stanchezza, curiosità.
C'è anche la carta stagnola, o alluminio che dir si voglia.
Carezzo il fagottino per aprirne l'involucro e si sprigiona il profumo.
Aroma di grana e bresaola.
Alla vista la forma perfetta... mezza ciabatta di cottura abbondante, marrone piuttosto scuro, con una spolverata di farina sopra. E questo è "solo" il pane.
Il taglio longitudinale custodisce, quasi a dosarne la bellezza, una settantina di grammi di bresaola e grana, con foglie di rucola che esondano dalla sagoma del panino.
Il gusto chiama. Il gusto di fa sentire. Ho dato all'olfatto, al tatto, alla vista... e il gusto?
Il Senso Sovrano.
Addento quel ben di Dio. Crocca sotto il mio primo morso.
Ecco un piacevole intruso. Pepe.
Si, perché l'interno del "miracolo del forno" era cosparso di divina tritura di bacche di pepe.Esplode il profumo del grana, il gusto animale della bresaola, l'amaro, il veleno del gusto, della rucola.
E così, morso dopo morso, mai uguali, qui più grana, qui più bresaola, il tappeto di pepe e rucola, fino alla fine.
Bravo Cino. Così si fanno i panini!
E bravo Andrea, così si mangia un panino.